Nuovo attacco frontale alle prestazioni indigene

28.11.2018

Come noto, a metà mese è stata avviata la consultazione per la Politica agraria 2022–2025 (PA 22+).

In base ad essa, gli attori dell’economia agricola e alimentare ottengono, entro il quadro di finanziamento attuale, nuove prospettive nei settori Mercato, Azienda e Risorse naturali. Inoltre occorrerà adeguare le condizioni quadro della politica agraria in relazione ai mercati indigeni ed esteri, lo sfruttamento efficiente delle risorse nonché la salvaguardia dell’ambiente: tutte cose ragionevoli. Fin qui, tutto bene, ma se si guarda con attenzione, si nota che, oltre al solito formulario-risposta è contenuto anche un questionario da non trascurare! Infatti, alla fine del 2012 e all’inizio del 2013, Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati avevano approvato la parziale reintroduzione della prestazione indigena nella vendita all’asta del 40% dei contingenti doganali di carne rossa, ma l’Ufficio federale dell’agricoltura l’aveva applicata soltanto all’inizio del 2015 su insistente richiesta; ora le autorità federali mettono già nuovamente in discussione tale decisione. Con il suddetto formulario si vuole addirittura promuovere, come suggerisce l’opinione di molti, l’abolizione della prestazione indigena, l’utilizzo dei ricavi supplementari delle vendite all’asta che ne derivano e la soppressione delle misure di alleggerimento del mercato per la carne e altri prodotti. Ben sapendo che la citata decisione era stata presa dal parlamento, il testo della legge proposto non contiene (per ora) alcuna proposta per abolire la prestazione indigena. Per contro le intenzioni dell’amministrazione federale emergono con chiarezza dagli argomenti addotti, come la costituzione di rendite per gli importatori, la perpetuazione di strutture esistenti e i costi amministrativi eccessivi. Se tuttavia si stima un importo di 44 milioni di franchi all’anno per la prestazione indigena e lo si confronta con gli attuali ricavi netti delle vendite all’asta per le casse federali, pari a ca. 150 milioni di franchi, risulta evidente quali siano le vere intenzioni! L’unica risposta ad un simile intento deve dunque essere un netto rifiuto, eventualmente corredato da domande in merito al rispetto verso le istituzioni.

Ruedi Hadorn, direttore dell’UPSC

 
 
 
 
Elis Welti, Capo Comunicazione e sost. direttore UPSC
 
 
 
 
 

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